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domenica 11 maggio 2008

+46 (Reloaded)

Niente di meglio del ponte tra 25 Aprile e 1 Maggio per fare una capatina su a Karlstad.
Un'ottima occasione per andare a trovare un po' di amici, sistemare un paio di faccende buroratiche rimaste in sospeso e riconciliarsi con una città con cui, a Dicembre, il nostro povero italiano all'estero si era lasciato di malumore.
Il viaggio, tranquillo ed un po' noioso, attraversa tre nazioni. Alzatosi di buon'ora, alle dieci il nostro decolla puntuale (non potrebbe essere altrimenti, visto che la compagnia è danese, gente che fa sul serio). Dopo tre ore si arriva ad Oslo, dove il nostro si ferma a pranzare.
Si sa, per un romano è impossibile sorseggiare un caffè senza scambiare due chiacchiere con il barista. Il povero norvegese, uomo schivo e riservato, sulle prime rimane stupito dalle domande a carattere metereologico che gli vengono rivolte. A poco a poco però si rilassa e si rivela essere una persona gentilissima e persino affabile (nei limiti in cui un norvegese può essere ritenuto affabile). Purtroppo tutta questa cordialità ha un prezzo: al ritorno in patria il povero italiano scoprirà controllando l'estratto conto di aver speso quasi 7 € per un espresso ed una fetta di torta in quel maledetto bar di Oslo.
Il viaggio prosegue con l'ultima parte, 4 estenuanti ore di pullman da Oslo a Karlstad. Passeggiare per la piccola città gli dà strane sensazioni. Diversi mesi sono passati dalla sua partenza e Karlstad ha mutato volto: il clima è squisito e le ore di luce sono tantissime, ancora di più che a Roma. Il nostro si installa al campus, ospite di una italofrancese al di sopra di ogni possibile sospetto.

La sera successiva c'è il compleanno di una basca, un'ottima occasione per salutare tutte le persone rimaste dal primo semestre. Per l'occasione il nostro cucina il suo cavallo di battagllia: mezzo chilo di fusilli tricolori con pesto, gamberetti e champignon, il piatto che lo aveva reso indegnamente celebre durante il primo semestre. Rimane sorpreso e commosso dall'affettuosissima accoglienza che gli viene tributata dai suoi amici spagnoli, i quali vengono ad abbracciarlo uno dopo l'altro in una sorta di "Carramba che sorpresa!" internazionale.
In un angolo, dimenticata da tutti, siede la povera fiamminga, ormai sola e malinconica senza le sue amiche olandesi, tutte tornate a casa a Natale. I due si scambiano un'occhiata interrogativa, ed alla fine lei si rassegna ad andarlo a salutare, simulando egregiamente con tanto di baci e sorrisi di essere contenta di vederlo. Dopo le chiacchiere di rito lei si abbandona a qualche confidenza, lasciando trasparire la sua amarezza per il fatto di non essere più la reginetta sexy delle folli notti svedesi. A quel punto inizia la cena e i due evitano accuratamente di rivolgersi la parola per il resto della serata. Sarà l'ultima volta in cui si vedranno.

Nel complesso la settimana scorre placida e tranquilla. Forse anche troppo tranquilla. Il nostro, si sa, non è amante degli eccessi, ma forse cinque barbecue in una settimana sono un po' troppi. Più che in Erasmus, l'impressione è di trovarsi ad un raduno internazionale di scout.
Alla fine giunge il momento di partire, e neanche stavolta al nostro italiano dispiace di tornare nella sua Roma. Di nuovo tempo di abbracci e scambi di mail, un po' di malinconia stavolta più definitiva di prima e qualche promessa fantasiosa di scambiarsi presto visite a Roma o in Spagna. Non succederà mai, ma è bello comunque invitarsi e dimostrare ospitalità.
Il nostro si rimette infine in viaggio, con la consapevolezza che questa è stata davvero l'ultima volta che ha messo piede a Karlstad. Stavolta però a dirgli addio non c'è una città buia e depressa, ma una città luminosa e serena. Lasciarsi così è molto più facile.

lunedì 10 dicembre 2007

10 cose da fare assolutamente appena tornato a Roma

1) Lettura integrale dell'ultima Gazzetta dello Sport fresca di stampa, inclusa la pagina dell'ippica;
2) Un cappuccino come si deve di primo mattino a stomaco vuoto, accompagnato da un cornetto alla Nutella;
3) Tre giri completi del raccordo;
4) 40 minuti di slap bass selvaggio durante la pennichella del vicino;
5) Visione integrale del TG4 pomeridiano;
6) Biliardata assassina in notturna al meglio dei 9 incontri, rigorosamente all'italiana;
7) Una Quattro Stagioni formato famiglia a domicilio con supplì, crocchetta, filetto di baccalà e 6 olive ascolane;
8) Tombolata infame con gli amici più stretti, con a seguire Mercante in fiera, Sette e mezzo e Trivial Pursuit;
9) Shopping suicida in Via del Corso il pomeriggio della vigilia;
10) Tripla bomba al nocciolatte alle 4 del mattino da "La Dolce Notte".

venerdì 30 novembre 2007

La questione olandese - Breve saggio di sociologia interculturale

Tra la moltitudine di popoli in cui ho avuto occasione di imbattermi, gli olandesi certamente hanno delle caratteristiche che li rendono davvero particolari.
Diversamente, ad esempio, dagli spagnoli, perennemente in isterica oscillazione tra chiassosa festosità e noiosa apatia, dai francesi, pedantemente stilosi e acidamente leali, dai tedeschi, fieramente autoreferenziali ma tendenzialmente aperti e rispettosi, dagli italiani, ridondanti di sé stessi eppure solitamente generosi oltre il dovuto, gli olandesi sembrano sposare, almeno a prima vista, quella certa riservatezza tipicamente continentale con un'insospettabile affabilità, derivante probabilmente dal loro essere, in fin dei conti, un popolo di mare.
Sofisticati ma alla mano, se si volesse cercare di descriverli in poche parole.

Tuttavia, come tutte le prime impressioni anche questa finisce presto col rivelarsi, se non errata, per lo meno alquanto incompleta.
Perché in effetti quando si parla di olandesi si corre il rischio di generalizzare, mentre invece è di vitale importanza distinguere tra GLI olandesi e LE olandesi.



GLI olandesi sono generalmente delle persone di notevole fiducia. Contrariamente al pregiudizo comune, sono persone assai discrete e rispettose degli spazi ma comunque generose e disposte ad aiutare se viene richiesto il loro supporto. Forse poco inclini ad organizzare eventi e situazioni in prima persona, essi si lasciano comunque coinvolgere ben volentieri in iniziative altrui e risultano di solito di buona compagnia. Generalmente persone educate e con le quali è relativamente facile condividere gli spazi, talvolta sorprendono persino con piccole premure e gentilezze gradite. Il fatto di vivere in un paese piccino e piuttosto avanzato sul piano organizzativo e gestionale, per di più collocato nel cuore dell'Europa, li rende persone scevre da pregiudizi macroscopici e discreti fautori di un costruttivo europeismo.
Tutto questo, precisando che si tratta comunque di impressioni personali raccolte su un numero alquanto esiguo di olandesi, li rende di fatto persone piuttosto gradevoli, con alcune delle quali non è un'esagerazione scomodare il termine "amicizia".

LE olandesi si presentano in maniera davvero simile. Il primo impatto è, solitamente, una piacevole chiacchierata di una ventina di minuti che si conclude in maniera molto amichevole, magari con i due famosi bacetti sulle guance che in Olanda indicano più intimità che in Italia, dove di solito due bacetti non si rifiutano neanche ad una persona conosciuta la sera stessa.
Se però una mattina incontrate all'università quella graziosa olandesina con cui la sera prima durante la festa avete chiacchierato e ridacchiato in maniera sincera e spensierata e vi avvicinate sorridendo per salutarla con i due famosi bacetti che in Italia, come si è detto, non si rifiutano mai, vi accorgerete che lei resterà impalata scoraggiando il vostro tentativo, vi saluterà distrattamente e continuerà a fare quello che stava facendo prima, apparentemente del tutto disinteressata ad avviare la benché minima conversazione.
Allo stesso modo è perfettamente possibile che, durante un'altra festa, essa non vi risponda minimamente quando le passate davanti salutandola cordialmente, ma mezzora dopo venga a darvi un sensuale bacio, sulla guancia ovviamente, perché avete appena messo la sua canzone preferita (che di solito è un orribile brano techno-house in tedesco). In pratica è come se essa mostrasse, alternativamente ed imprevedibilmente, due volti completamente opposti, l'uno affabile ed amichevole, l'altro scostante ed altezzoso.

Dopo un'approfondita analisi sociologica posso affermare con certezza che questo singolare comportamento è da ritenersi tipico della donna olandese, e solo suo, in quanto riscontrato in tutte, ma proprio tutte, le olandesi che ho conosciuto e, viceversa, in nessun'altra donna che non sia olandese.
La motivazione di tale bizzarro comportamento deriva semplicemente dal fatto che le olandesi, di base, se la tirano come più non si potrebbe.
Ed hanno di che tirarsela. Altroché. Il destino beffardo ha voluto schiaffare tutte le migliori olandesi in un edificio collocato all'esatto capo opposto della città rispetto al campus, situazione che rende il contatto con esse ristretto praticamente ai soli esclusivi party organizzati, di solito, una volta a settimana. Tacitamente, si ritiene riuscito il party organizzato al campus se vi prende parte anche la compilation di bellezze oranje al completo: vuol dire che il tema della serata era abbastanza accattivante da invogliarle ad attraversare tutta la città per parteciparvi, anziché spostarsi di appena un paio di chilometri per andare in una discoteca in centro. Se questo non accade, si ha sempre di sottofondo la sgradevole sensazione che la festa non sia perfettamente riuscita.

Se si considera che, oltre ad essere davvero affascinanti, queste donne sono anche grandi bevitrici (non vedrete mai un'olandese ad una festa senza una lattina di birra in mano), è facile arrivare alla conclusione che almeno mezza Europa, nel vero senso della parola, ci proverà con qualcuna di loro durante la serata.
Infastidite e lusingate allo stesso tempo, queste graziose fanciulle si divertiranno nel lanciare segnali contraddittori ai malcapitati che ronzeranno loro intorno, mostrandosi per l'appunto prima affabili e poi scostanti. La loro viscerale diffidenza le porterà ad evitare accuratamente il maschio mediterraneo: e così, una volta relegato il povero italiano nell'angolo della stanza a fare il DJ in una sorta di amaro "promoveatur ut amoveatur" ed evitato come la peste il marpione iberico di turno, rivolgeranno le movenze sexy del loro bacino all'indirizzo di etnie continentali.

Nulla ha fatto notizia, Venerdì scorso, come il bacio in mezzo alla pista di una di loro (deliziosa bionda alta 1.80, tipico esempio di bellezza oranje) con il tedesco di turno: respiri trattenuti, stupore diffuso e persino diverse foto scattate per immortalare la scena, giacché pochi sapevano che era da poco tornata single.
La novità getta un certo scompiglio; non stupisce quindi che, l'altro ieri, in occasione di una festicciola infrasettimanale, sia partito l'approccio esplicito da parte di un francese, peraltro con metodologie alquanto innovative che vale la pena di analizzare dettagliatamente.

Com'è noto, alle olandesi piace bere, e non poco. Il francese decide di sfruttare questo potenziale punto debole per rendere più vulnerabili le reticenze della stangona, e le propone subito un'intrigante scommessa: chi fa prima a bere un bicchiere di vino rosso tutto d'un fiato è autorizzato a dare 10 ceffoni all'altro, come e quando vorrà. Va detto, per dovere di cronaca, che il vino in questione era il famigerato Castillo De Gredos, micidiale vino spagnolo in cartone tragicamente simile, per sapore e retrogusto, ad una partita di aceto scaduto vecchia di 13 anni, fattore che aumenta ulteriormente la difficoltà della sfida. La competizione termina al fotofinish, con vittoria finale assegnata d'ufficio all'olandese, che si riserva il diritto di schiaffeggiare l'avversario in un secondo momento.
Ormai ubriachi fradici, i due iniziano ad inseguirsi per tutto il corridoio tirandosi pezzi di torta all'ananas (il che è un bene, perché la torta in questione è davvero immangiabile, malgrado sia senz'altro eticamente discutibile il fatto di giocare con del cibo), peraltro assiduamente ripresi dal sottoscritto in uno dei video più significativi da quando si trova qui.
Terminate le ostilità non senza danni (lui ha inalato ananas attraverso le narici, lei ha crema ovunque nei capelli), il francese decide bene di rinfrancarsi con una banana ristoratrice.

Scatta subito la nuova sfida: se lui non mangerà anche tutta la buccia (!), lei potrà dargli altri 10 schiaffoni. Lui ci pensa un po' e rilancia: se mangerà la buccia potrà baciarla 10 volte. Lei accetta, a condizione che mangi la buccia in soli 3 bocconi.
Lui ci pensa ancora un po', e alla fine cade nella trappola: mangia tutta la buccia senza fare una piega.
Tralasciando il fatto che una buccia di banana è probabilmente uno dei cibi meno salutari che ci siano (vuoi per la composizione della stessa, vuoi per la collezione pressoché completa di microbi e batteri che la popolano), la buccia di banana, per fortuna almeno priva di picciolo, ha un impatto devastante sullo stomaco del transalpino, che passa almeno mezzora a ingurgitare acqua per facilitarne l'assimilazione, arrivando quasi a rischiare la squalifica da parte dell'inflessibile olandese.
Quando di lì a poco quest'ultima, conclusa la festa, infila il cappotto per tornare a casa, con le residue forze lui si presenta boccheggiando per reclamare il primo dei baci pattuiti. Lei acconsente, e i due si lanciano in un'appassionata slinguazzata internazionale davanti agli occhi meravigliati degli astanti, che in fondo non credevano sarebbe successo veramente.

L'indomani, cioè ieri sera, ci si ritrova tutti felicemente in discoteca, poiché come saprete il Giovedì gli studenti entrano gratis: mancano però proprio loro, le olandesi, che poche ore dopo partiranno alla volta di Helsinki. Soltanto lei, di ritorno dallo stadio dell'hockey, passa a fare un saluto rapido, senza neanche togliersi la giacca.
Come da copione, lui si avvicina per salutarla.
Come da copione, lei lo tratta con sufficienza e quasi non gli rivolge la parola. Di baci, neanche a parlarne. Di lì a poco se ne torna a casa.
A questo punto lui, sempre più disorientato, pensa bene di mandarle un messaggio ma si sbaglia e, per un assai oscuro motivo, lo manda a me (!). Il messaggio recita: "Hey, mi dispiace che sei andata via. Fai buon viaggio in Finlandia. Un bacio" (NdA: il testo è stato tradotto dall'inglese per facilitarne la comprensione al lettore medio).
Senza dubbio il peggior messaggio da mandare in una situazione del genere, più che mai se lei è olandese.

Chiaramente, per correttezza l'ho avvisato dell'errore riguardo all'invio del messaggio. Non ci è dato sapere, per il momento, come andrà avanti questa storia.
Quasi sicuramente, però, lui si starà ancora riprendendo dall'intossicazione alimentare, e quasi sicuramente quel bacio galeotto avrà scatenato in lui un temporale ormonale che lo porterà a svendere nuovamente la sua dignità di uomo non appena si presenterà l'occasione.
Lei invece con tutta probabilità se ne starà ora spaparanzata in una camera d'albergo finlandese a ridere a crepapelle con le altre olandesi di quel deficiente che due sere prima pur di baciarla si è mangiato un'intera buccia di banana.
Cornuto e mazziato.

giovedì 15 novembre 2007

Questa pazza, pazza Danimarca...

Per uno strano scherzo del destino, malgrado il nostro italiano si trovi in Svezia da tre mesi, le vicende della sua ultima settimana sono legate a doppio filo alla Danimarca. Andiamo con ordine.


E' ormai tempo di ritorni, i primi. La settimana scorsa la truppa degli italiani si è ridotta da 4 a 3 unità, a causa del rientro nel Belpaese di una campobassana che aveva giustappunto finito la parte estera della sua tesi. La settimana attuale invece è l'ultima per l'unico croato della situazione, il quale pensa bene di invitare i tre italiani superstiti a trascorrere un commovente weekend d'addio in quel di Copenhagen. E così, pronti via, i quattro affittano una Fiesta e se ne partono bel belli alla volta del regno di Margherita II.
Il viaggio si articola in quattro tappe: Karlstad-Goteborg (guida l'altro italiano); pasto frugale; Goteborg-Helsingborg (guida il croato); Helsingborg-Helsingor, a bordo di un costosissimo traghetto. L'ultima tappa, Helsingor-Copenhagen in notturna, tocca giustappunto al nostro italiano, poiché a causa di una presunta discriminazione sessista verrà difatto impedito all'unica ragazza presente di guidare durante il viaggio di andata.

Dopo aver fatto infuriare come un caimano il danese che regola il traffico in uscita dal traghetto con una manovra errata ma in fondo innocua, il nostro si ritrova alle prese con una sensazione stranissima: quella di guidare, dopo più di un mese dall'ultima volta, una macchina che non conosce affatto, in un paese in cui non è mai stato prima, senza sapere nemmeno dove andare di preciso.
Eh già, perché a causa di un inspiegabile malinteso i quattro furbacchioni si sono in pratica dimenticati di prenotare un posto dove dormire. In mancanza di una meta precisa, si decide di tirare dritto per dritto fino a quando non si incontrerà un ufficio informazioni per turisti.
La strategia ovviamente è totalmente folle, e difatti non stupisce che i quattro vaghino assolutamente a caso per la città per almeno una mezzora buona, prima di trovare finalmente, e assolutamente fortuitamente, l'agognato ufficio turistico. Che è ovviamente chiuso, visto che dopo le sei del pomeriggio qualsiasi forma di attività in Scandinavia si paralizza improrogabilmente.
Le peregrinazioni riprendono finché grazie al cielo i quattro si imbattono in un maestoso (e costosissimo) ostello, che ha almeno il pregio di essere in pieno centro.
La serata prevede un tour gastronomico per fast food (Burger King e KFC, per la precisione) e una furtiva passeggiata per il centro, prima che il torpore sopraggiunga ed i quattro amici decidano unanimemente di buttarsi sotto le pezze.

L'indomani, alzatisi di buon'ora, li attende la colazione più costosa della loro vita: circa 7 €uro per un cappuccino ed un fagottino al cioccolato. A quanto pare esiste al mondo un paese al cui confronto anche la costosa Svezia sembra avere prezzi stracciati: si chiama Danimarca.
Il Sabato consiste, ovviamente, in una micidiale passeggiata per il centro della città, stupenda e zeppa di meraviglie architettoniche, con una doverosa visita al monumento più sopravvalutato d'Europa: la statua della Sirenetta.


Sarà che i nostri sono abituati ad essere circondati ogni giorno da un patrimonio artistico che non ha eguali al mondo, ma resta davvero difficile capire come mai il simbolo di una città bellissima e ricca di edifici magnifici sia una piccola statua di bronzo, neanche troppo raffinata, per di più collocata in una zona relativamente decentrata della città.
A pranzo i quattro optano per un ristorantino italiano affacciato sul graziosissimo porto della città, ma appena seduti e aperto il menù scoprono con orrore che i prezzi sono davvero troppo, troppo alti. Mettendo da parte ogni minimo residuo di educazione decidono semplicemente di fuggire, per fortuna non visti dal proprietario. Si rifugeranno in una tipica trattoria danese poco distante per un pranzo a base di pesce, comunque costosetto.

Il pomeriggio prevede la visita alla famigerata Christiania, il controverso quartiere hippy di Copenhagen. Volendo trovare un paragone, si potrebbe azzardare che grossomodo Christiania sta a Copenhagen come lo scalo San Lorenzo sta a Roma: si tratta cioè esattamente del tipico quartiere che il nostro italiano detesta spontaneamente con tutto il cuore.
Dopo una sosta tattica, che farà da spunto per due ore di pennichella a quattro di spade sul letto, i nostri eroi tornano in azione per una nuova passeggiata serale.
La cena è caratterizzata da una curiosa sensazione di deja-vu: adocchiato un invitante ristorante cinese, i nostri entrano, scelgono il tavolo migliore, aprono il menu, si accorgono che i prezzi sono ancora più alti di quelli del ristorante italiano e, senza fare una piega, si alzano e se ne vanno, sotto lo sguardo incredulo del personale. Due volte nello stesso giorno, incredibile ma vero.
La Domenica è caratterizzata da un paio di delusioni: dopo aver sfamato le papere del laghetto con del Toblerone (in mancanza d'altro...), i nostri provano prima a dedicarsi invano allo shopping nel caratteristico quartiere di Norrebro, dove ovviamente tutti i negozi sono chiusi, poi ad andare a vedere il celebre ponte di Malmo. Ma la strada non si trova, e alla fine spazientiti decidono di mettersi in marcia per tornare a Karlstad.
Al nostro italiano Copenhagen è proprio piaciuta, ed anzi ad occhio e croce si direbbe proprio che la Danimarca abbia qualcosa in più della Svezia, almeno esteticamente parlando.

Tornato alle ordinarie incombenze dopo la microvacanza, il nostro italiano è atteso dalla prima relazione per il nuovo corso che sta seguendo, "Sweden and Scandinavia in a European perspective". Si tratta di rispondere a tre quesiti riguardanti il rapporto tra i paesi del Nord Europa e l'Unione Europea.
La prima domanda è una riflessione personale sulla compatibilità tra UE ed il controverso Consiglio Nordico, consorzio internazionale attivo dal 1952 di cui fanno parte Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia ed Islanda. Non osava sperare di meglio: da europeista convinto quale è, si lancia in un accorato pamphlet di tre pagine incentrato sulla necessità che Norvegia ed Islanda entrino nell'Unione Europea.
La seconda domanda riguarda la presunta fine e possibili ipotesi per la sopravvivenza del Consiglio Nordico all'indomani, o forse ormai dopodomani, della fine della Guerra Fredda. Fattibile.
Ma è la terza domanda che ha dell'agghiacciante. E' richiesta una valutazione della politica estera nel biennio 2005/2006 indovinate di chi?
Della Danimarca. Ovvio.

Il nostro è perplesso. Non è ovviamente un esperto di politica internazionale, e malgrado abbia letto con attenzione ed interesse tutte le letture assegnate non ha molte idee in proposito. Ma gli sono rimaste solo un paio d'ore di tempo per terminare la relazione prima che inizi la lezione.
Così scatta l' "operazione creatività". Poiché sembra francamente impossibile applicare i modelli teorici studiati alla situazione da analizzare, si procede con il cercare di interpretare i fatti nella maniera più innovativa possibile, nella speranza di avvicinarsi a dire qualcosa di almeno parzialmente plausibile.
Così, partendo dallo spunto che la Danimarca è contemporanemante membro di ONU, NATO, Unione Europea e Consiglio Nordico (in pratica tutto ciò di cui può essere membro), tutte le azioni di politica estera danese vengono interpretate dal nostro italiano come un tentativo di mantenersi in equilibrio tra i ruoli molto diversi attesi dalla partecipazione a queste quattro associazioni che, com'è noto, hanno spesso interessi contrastanti.
In quest'ottica, il celebre incidente diplomatico con il mondo islamico avvenuto nel Settembre 2005 a causa della vignette offensive su Maometto sarebbe da interpretare come l'inevitabile prezzo che la Danimarca ha dovuto pagare per aver cercato di tenere il piede in 4 staffe contemporaneamente.
Tanto basta per arrivare a stiracchiare una paginetta di risposta.
E poi chissà, magari qualcosa di plausibile c'è davvero!

mercoledì 7 novembre 2007

(S)HIT PARADE: le 10 cose più stupide che ho fatto da quando sono in Svezia

1) Aver offerto da bere ad una fiamminga (chiaramente non mi riferisco ad un vassoio, ma ad una donna);
2) Aver ordinato ingenuamente il primo giorno un caffè senza sapere che la mia idea di caffè era tragicamente molto, molto diversa da quella degli svedesi;
3) Aver cantato "La società dei Magnaccioni" a squarciagola durante la serata inaugurale dell'Erasmus, in rappresentanza della tradizione musicale nostrana;
4) Aver cercato senza successo di ubriacarmi bevendo un'intera bottiglia di Baileys in poco più di un'ora (le cause dell'insuccesso rimangono avvolte nel più assoluto mistero);
5) Aver tenuto il computer acceso per oltre 72 ore consecutive al solo fine di scaricare tutte le serie dei Simpson;
6) Aver dato un fazzoletto con sopra scritto il mio numero sempre alla fiamminga (la quale dichiarerà in seguito di non sapere che fine abbia fatto quel fazzoletto);
7) Aver passato una notte in bianco per un innocuo halva gruppen;
8) Aver organizzato la Coppa del Mondo di Pro Evolution Soccer 6, mandando una mail informativa a tutti e 170 gli studenti stranieri;
9) Aver invitato a cena una tedesca già impegnata con uno svedese;
10) Aver prenotato l'andata con RyanAir.

mercoledì 10 ottobre 2007

Non sparate sul DJ!

Approfittando del blitz a Roma, il nostro italiano si è riportato su in Svezia un bel po' di cose assolutamente indispensabili per la propria sopravvivenza: ad esempio strumentazione tecnicoscientifica di altà qualità, come la PlayStation Portable oppure i due joystick indispensabili per dare vita alla Coppa del Mondo di Pro Evolution Soccer 6, e ancora nostalgici lasciti della patria di nuovo abbandonata, ovvero lo storico bandierone tricolore acquistato all'indomani di Italia-Bulgaria, vittoriosa semifinale di Usa '94, che oggi, dopo essere stato protagonista del trionfo mondiale della scorsa Estate, campeggia orgogliosamente sulla parete della sua cameretta svedese, un po' sdrucito e smandrappato dal passare del tempo e dai gioiosi sventolamenti di ben 13 anni.
In mezzo ai libri, alle magliette da calcio, ai maglioni, alle sue adorate polo, ai 750g di caffè hanno trovato posto anche due curiosi oggetti, archiviati sotto la ben nota categoria "Non si sa mai, potrebbe sempre servire!": una scheda audio esterna ed un paio di bretelle. Due oggetti assolutamente indispensabili per chi va a studiare 4 mesi all'estero, tra l'altro.

Eppure, egli non avrebbe mai creduto che, incredibilmente, sarebbero tornati assai utili addirittura il primo Venerdì successivo al suo ritorno. Eh già, perché il Venerdì in questione scatta niente di meno che l' "Eighties Party", ennesimo scatenato festone a tema dedicato ai nostalgici anni '80: ovviamente, abbigliamento e musica dovranno essere adeguati alla circostanza.
Come sempre egli si presenta in splendida forma, con il suo inseparabile cappellino grigio e appunto le famose bretelle (un orribile regalo di una cara amica di sua madre, risalente a quando aveva circa dieci anni, indossato quella sera per la prima volta in vita sua) che, a detta di molti, gli danno un tocco irresistibilmente eighties. Non pago, si mette a chiacchierare con il DJ brasiliano della serata il quale lo invita a mettere la musica insieme a lui, visto che il nostro, tra le tante cose, si trastulla da almeno quattro anni con ogni possibile tipo di software musicale. Così egli se ne va bel bello a prendere il suo notebook (che è zeppo, fra le tante cose, anche di classici anni '80) e la sua scheda audio esterna, che di lì a poco si rivela indispensabile per connettere entrambi i computer all'impianto stereo.


Il nuovo inatteso ruolo di DJ precipita il nostro italiano in un inaspettato vortice di popolarità; per tutta la serata vienne assillato da una moltitudine di persone ubriache intente a porgli le richieste più strane: b-sides dei Clash, la colonna sonora di Grease, improbabili gruppi hip-hop tedeschi, addirittura computer music in stile Kraftwerk; il tutto, sempre e solo anni '80. Ovviamente ciascuno di loro rimane molto deluso dai desolati rifiuti che riceve. Ma lui rimane lì, incurante di tutto, a fare il suo lavoro.
Anche le ragazze ora lo guardano in maniera diversa. La frigida finlandese, ad esempio, lo ricompensa con un appassionato bacio sulla guancia per aver messo "Material Girl" di Madonna, da lei tanto richiesta. Inoltre, la famosa fiamminga conosciuta nei primi giorni, che dopo la galeotta birra offertale si era sempre tenuta un po' a distanza, lo avvicina entusiasta per chiedergli il numero ed invitarlo a fare il DJ ai nuovi esclusivi party in programmazione. Addirittura egli riesce nell'impresa di invitare a cena un'affascinante bavarese, che di lì a poco scoprirà essere nella short list delle donne più desiderate di tutto il campus.
Dopo aver rischiato il linciaggio per aver messo prima i Bee Gees, attribuiti dai puristi ai soli anni '70, e successivamente Bob Sinclair, snobbato dai più integralisti al grido di "Only music from the eighties, please!", il nostro fa ritorno felicemente sotto le pezze, stanco ma assai soddisfatto.

Alzatosi con comodo, il giorno dopo viene subito invitato dai suoi amici spagnoli ad una partita a pallone. Appena giunti, si contano e con stupore scoprono di essere appena in 4. Si decide così di coinvolgere nella partita anche alcuni simpaticissimi ragazzini di origine iraniana incontrati al campo. Scartata la suggestiva ipotesi di una sfida Spagna-Iran under 10, attraente ma indubbiamente alquanto iniqua, si decide di giocare a ranghi misti. Ma la sfida non decolla: dopo che il nostro italiano porta in vantaggio la sua squadra con un impossibile diagonale a porta sguarnita, l'infortunio di un norvegese viene preso a pretesto per sospendere la partita. Gli iraniani si disperdono delusi ed i tre superstiti si ritrovano malinconicamente a tirare calci di rigore.

Tornato a casa amareggiato, egli si getta subito nella preparazione della cena. Con un'agghiacciante puntualità la stupenda bavarese si presenta alle 19.00 e 2 secondi, spaccando il millesimo di secondo e cogliendolo alquanto di sorpresa. La cena si rivela alla fine alquanto frugale, poiché nessuno dei due sembra avere molta fame: il menu comprende rigatoni con pesto e gamberetti, piatto forte del nostro sedicente chef, insalata verde gentilmente offerta dalla bavarese per ricambiare l'ospitalità ed un corroborante espresso Danesi (ormai mi sono disabituato a chiamarlo caffè!). Dopo le consuete banali chiacchiere, la meravigliosa teutonica si volatilizza con la consueta rapidità spiegando che aveva già preso altri impegni, lasciando il nostro povero italiano con numerosi interrogativi riguardo all'enigmaticità dei suoi comportamenti.
Ma in men che non si dica piove su di lui da parte del brasiliano un altro invito per una scatenata festa. Festa che in verità si rivela alquanto squallida se confrontata con la precedente, visto che di fatto quasi nessuno balla, ma ci si limita solo ad ascoltare. Se non altro, l'assenza di vincoli tematici lascia libero il ritrovato DJ di propinare al pubblico ciò che preferisce, e così stavolta Bob Sinclair viene accolto con piacere.

Terminata la serata, il nostro italiano all'estero si ritrova con alcuni amici per una rilassante spaghettata notturna (come sempre, il compito di cucinare viene per qualche strano motivo assegnato agli italiani...). Il clima conviviale viene interrotto dalle gioiose urla di alcuni svedesi, stranamente ubriachi, fermamente intenzionati a gettare da un balcone del primo piano il loro televisore irreparabilmente scassato. Ne segue una gustosa litigata, tutta in svedese, tra i favorevoli ed i contrari al lancio; la spuntano questi ultimi, dopo aver minacciato di chiamare la polizia. Il lancio viene annullato, ma le polemiche non si fermano: rispunta anche la bavarese che, assai delusa per aver dovuto rinunciare ad assistere al lancio, per farsi consolare si rifugia tra le braccia di uno dei lanciatori, che effettivamente si rivelerà essere il suo tipo.
Tutto questo confonde ancor di più le idee del nostro povero italiano. E' possibile stare con una persona ed accettare l'invito a cena di un'altra? Un invito a cena non dovrebbe essere di solito un segnale abbastanza esplicito? Possibile che sia più compromettente offrire una birra ad una belga piuttosto che offrire una cena ad una tedesca? O forse ogni paese ha differenti convenzioni sociali e schemi comportamentali?
Di una cosa è sicuro. Ha odiato la bavarese con tutto il cuore per averlo costretto a cenare alle 7 di sera.

lunedì 24 settembre 2007

Halva gruppen con ghiaccio

Proseguono le avventure del nostro italiano all'estero e della sua ormai inseparabile polo. Completamente rimessosi dal potente raffreddore, egli è reduce da una settimana particolarmente intensa. Incredibilmente, la notte tra Mercoledì e Giovedì la passa quasi del tutto in bianco a leggere le famose dispense di Service Management Control (circa 120 pagine estremamente ripetitive) e a scrivere una relazione sulle stesse. La sensazione, agghiacciante, è la stessa di quando faceva le nottate a Maggio 2006 correndo contro il tempo per preparare contemporaneamente la tesi e 5 esami. Eh già, perché oltre alla consegna della relazione, per Giovedì mattina l'orario del corso mette in programma anche un inquietante "halva gruppen". Dopo mezzora passata su Google, cercando in tutti i dizionari svedese-italiano online, è arrivato alla conclusione che "halva gruppen" significa grossomodo "interrogazione di gruppo". Scherziamo? Siamo solo alla terza lezione e già un esame? Questa cosa lo getta in una profonda ansia.

Giovedì si presenta bel bello alle 08.15 (!), spiritualmente pronto per il massacro. E invece no, perché il professore invita semplicemente tutti a mettersi in cerchio con le sedie e a riferire le proprie impressioni personali relativamente a quanto letto. Così, in perfetto stile alcolisti anonimi, ciascuno si presenta con voce flebile ed espone la propria visione della questione, che ovviamente non può prescindere dai soliti punti cardine: l'importanza di soddisfare gli stakeholders, la necessità di migliorare costantemente la qualità del servizio offerto, il fatto che quarant'anni dopo Philip Kotler il cliente continui a restare il perno di ogni buona strategia di marketing; ed una serie di altre ovvietà che non possono non trovare tutti d'accordo, professore compreso.

Terminato l'halva gruppen, il nostro stanchissimo italiano se ne torna a casa, stremato ma rasserenato, e si butta immediatamente sotto le pezze, dove rimane spaparanzato a crogiolarsi nell'ozio fino alle otto di sera. Giusto in tempo per dedicarsi, ritemprate le forze, al nuovo roboante weekend: perché, com'è noto, in Erasmus il weekend comincia il Giovedì sera.
La serata prevede il consueto festino organizzato non si sa bene da chi (alcuni sostengono da due tedeschi, ma non se ne avrà mai la conferma), cui il nostro italiano, come vuole lo spirito Erasmus, è stato imbucato da un suo amico olandese, che lo costringe peraltro ad assaggiare un micidiale liquore greco, stupito del fatto che sia l'unico che non sta bevendo una birra. Com'è noto, il nostro italiano detesta la birra. Come sempre, la serata si conclude nella più squallida discoteca di Karlstad, per il semplice fatto che il Giovedì gli studenti entrano gratis.

L'indomani il copione è incredibilmente simile: il nostro si autoinvita al compleanno di una spagnola da poco arrivata, dove, dopo un mese di pastasciutta e finte polpette, può finalmente spizzicare qualche salume decente (chiaramente di provenienza iberica). Dopo la torta, peraltro assai gustosa per essere svedese, egli viene calorosamente incoraggiato dai suoi amici spagnoli a parlare con loro in spagnolo (anzi, "espanish", come dicono loro), ma dopo la terza frase la sua mente, già stressata dalla doppia partizione italiano-inglese che è stata creata un mese prima, rifiuta definitivamente di installare il programma hablar_español.exe, e così deve scusarsi e rinunciare.
Come sempre, la serata si conclude nella più squallida discoteca di Karlstad, per il semplice fatto che anche il Venerdì gli studenti entrano gratis. Il nostro si prende come ogni volta il suo Baileys con ghiaccio, e come ogni volta tutti gli chiedono come mai sia l'unico che non sta bevendo una birra. Com'è noto, il nostro italiano detesta la birra.


Una volta tanto, la serata più cool è prevista per Sabato. Altro festone a tema: stavolta bisogna vestirsi come divi del cinema. Poichè al momento possiede solo tre maglioni e quattro camicie, il nostro italiano all'estero decide di non seguire il tema e presentarsi vestito in maniera estremamente casual, come effettivamente farà il 90% dei partecipanti. Così, con indosso la sola polo ed un paio di jeans, il nostro esce a sfidare il freddo scandinavo: ha deciso infatti che, anziché difendersi dal freddo ad ogni costo, vuole invece adattare il suo fisico mediterraneo al rigido autunno gialloblu.
La festa è ballereccia, e nella miglior tradizione musicale scandinava la playlist è priva di qualsiasi possibile coerenza: così, dopo l'immancabile "The Final Countdown" dei locali Europe, accolta entusiasticamente da tutti gli svedesi presenti come se fosse il loro autentico inno nazionale, nello stupore generale scattano i lenti. Prima che possa riaversi dalla sorpresa, il nostro italiano all'estero vienne avvicinato da un'affascinante locale (per la verità originaria del Bangladesh) che lo invita a ballare; ma non con lei, purtroppo, bensì con una sua amica, anch'essa locale ma tutt'altro che affascinante, che già Giovedì in discoteca lo aveva costretto a ballare con lei. Lui, si sa, è una persona educata ed in tutte e due le occasioni ha accettato; finito il ballo, tuttavia, si mette subito alla ricerca di un modo per elevare il tasso estetico della sua serata danzereccia.
Un singolare deja-vu riporta il nostro ai tempi dei campi estivi con la parrocchia, quando durante la libidinosa serata finale si faceva di tutto per riuscire a ballare un lento con una delle poche ragazze carine a disposizione; e lui, che di campi estivi con la parrocchia ne ha fatti otto, infila subito un colpo da maestro invitando a ballare, sulle note di "Que sera sera" di Doris Day, una notevole roscia di Helsinki, autentica reginetta sexy della serata. La differenza culturale si fa però inevitabilmente sentire, e la proverbiale glacialità finnica trasforma immediatamente quello che sarebbe dovuto essere un lento passionale in una sorta di valzer postmoderno, che per poco non si conclude con una cordiale stretta di mano.
Non c'è male comunque: i danni almeno sono stati limitati, e fortunatamente prima di due settimane non ci sarà un altro halva gruppen.

domenica 16 settembre 2007

Nutella e Aspirina

Eh già, lo so che molti di voi saranno sorpresi nello scoprire che il nostro italiano se n'è rimasto a casa di Sabato sera. Ma come, sei in Erasmus e non vai a divertirti, ubriacarti e concupire donne proprio di Sabato sera?
Sì, cari miei. Perché dovete sapere che in Erasmus può essere Sabato anche tutte le sere: ad esempio sono reduce da due festini scatenati celebrati Giovedì e ieri. Quindi per conto mio può valere anche il principio contrario: dopo due Sabato sera consecutivi per me oggi è Lunedì sera, e me ne sto a casa.
Non è questione di antipatie, malumori, solitudini o stanchezze, sia chiaro (malgrado la vita notturna di Karlstad mi sembri a volte paragonabile a quella di Pessano con Bornago, ridente frazione del milanese); è che semplicemente sto male! E la colpa è in buona misura anche dei due Sabato sera consecutivi appena vissuti. Riepiloghiamo.

Giovedì scatta lo Spanish Party, a cui il nostro italiano si presenta baldanzoso, nonostante soffra già di un certo qual raffreddore, con la sua bella polo appena acquistata e niente sopra, malgrado il termometro segni 6 gradi centigradi; assaggia qualche gustosa frittura iberica, tracanna con gusto 7 bicchieri di Sangria (anche se pensa che quella fatta dai suoi amici in Italia sia migliore, ma ovviamente agli spagnoli non lo dice!) dopodiché si aggrega felice alla combriccola che se ne va a ballare giù in città. Alle 2, ora in cui è obbligatoria la chiusura delle discoteche in Svezia (vi capisco, anch'io sono stato a ridere mezzora quando l'ho saputo!), lo shock termico riscontrato nel passaggio tra la sauna da ballo ed il freezer a cielo aperto che è Karlstad in notturna precipita il nostro povero italiano in un vortice di starnuti e colpi di tosse che si manifestano in tutta la loro tragicità il pomeriggio successivo, quando egli si risveglia nel suo lettino in preda ad un feroce combinato disposto raffreddore/mal di testa/gola.
Ma il nostro non si perde d'animo e si imbottisce di aspirine, sopportando stoicamente il mal di testa, anche perché quella sera è in programma uno degli avvenimenti più esclusivi e mondani di tutta Europa: il Pimp Party.

Si tratta in pratica di un mega festone, dedicato a tutti gli exchange students, come si usa dire qui, i quali dovranno presentarsi vestiti a tema: da papponi, se uomini, da mig****e, se donne. Idea indubbiamente elegante e raffinata, avuta, secondo le testimonianze, da alcune avvenenti olandesi; e brave ragazze.
Malgrado sia conosciuto, forse a torto, come persona morigerata e scarsamente esibizionista, il nostro italiano non vuole mancare per nessun motivo ad una situazione del genere ed anzi si presenta in splendida forma: camicia a righe fashion, jeans D&G original, giacca leggera, basco grigio comprato il giorno prima, tutti i braccialetti e le collane che possiede (non molti in verità) e, tocco di classe, occhiali da sole che non mette via per tutta la sera, malgrado sia ovviamente buio pesto.
Anche stavolta i problemi sorgono all'uscita: l'ingenuo aveva creduto di potersi difendere dal freddo scandinavo con una semplice sciarpetta scozzese, ma evidentemente non basta.
E così l'indomani, cioè stamattina, la situazione risulta peggiorata, ed il nostro povero italiano decide di rifugiarsi dalle uniche che riescano a capirlo fino in fondo: le sue amiche Nutella ed Aspirina. Nutella si lascia spalmare amabilmente sull'insipido pane svedese o sugli sfigati biscotti danesi, a seconda dei casi, allieta con la sua dolcezza il palato del povero infermo mediterraneo ed infine prepara il suo stomaco per la visita di Aspirina, che con cadenza regolare, circa 4 volte al giorno, impegna tutta se stessa nel far guarire il malcapitato.

Purtroppo malgrado la coraggiosa abnegazione di Aspirina, il povero italiano si ritrova ugualmente alle dieci di sera con il naso arrossito e devastato come quello di un cocainomane, tante sono le volte che se l'è soffiato, un mal di testa da mischia contro gli All Blacks ed una tosse talmente esagerata da sembrare finta. E quindi prende la decisione più importante della giornata: stasera me ne sto a casa. Tiè.
Una buona occasione per cercare quelle maledette dispense online per il corso di Service Management Control, ed anche per farsi un po' gli affari di illustri sconosciuti andando a curiosare nei blog degli amici degli amici.
Tutto questo nell'attesa che un nuovo amico, Sciroppo, venga l'indomani a risolvere finalmente questa situazione che si sta rivelando più problematica di quanto pensasse.

giovedì 13 settembre 2007

Il delitto perfetto

Mai abbassare la guardia, neanche ai fornelli. Il nemico potrebbe nascondersi sotto le spoglie più impensate...

mercoledì 5 settembre 2007

Come sopravvivere in Scandinavia tra tessere magnetiche, porte girevoli e falsi caffè

Bentornati!
Dopo quasi tre settimane il nostro italiano all'estero ha scoperto che la Svezia è un paese molto più diverso dall'Italia di quanto avesse immaginato, ma anche molto più simile all'Italia di quanto avesse immaginato. Egli continua ad esempio ad arrotolare le maniche delle sue camicie, ed anche a girare in infradito nel cortile davanti casa, perché, almeno per i primi 10 giorni, la temperatura media nel Varmland era di appena 2 gradi inferiore a quella di Roma caput mundi che più caput non si può. Egli si è accorto anche con stupore del fatto che sta mangiando più pasta ora di quanta ne mangiasse durante la sua "Vita da scapolo" (cfr post omonimo), e si è scoperto in questo essere un fervente ed orgoglioso patriota.
Tuttavia egli si è anche dovuto confrontare con alcune novità inattese. Innanzitutto il caffè: che non è vero caffè, perché nessun intenditore di caffè oserebbe mai chiamare caffè questo caffè che gli svedesi, evidentemente non intenditori di caffè, osano chiamare caffè, mentre invece il vero caffè non è chiamato caffè bensì con quel termine che noi italiani di solito non usiamo mai per intendere un caffè, perché se vogliamo un caffè chiediamo un caffè.

Insomma se siete in Svezia e avete espresso il desiderio di bere un espresso dovete espressamente chiedere un espresso; se invece avete la malaugurata idea di chiedere un semplice caffè tout court vi sarà servito un costosissimo bicchierone di acqua calda e tracce di caffeina: una sorta di cicorione infame, per di più ad una temperatura tipica di 16.432 gradi Farenheit che renderà difficoltosa qualsiasi forma di comunicazione verbale per le 3 ore successsive.

Ma le insidie non finiscono qui. Perché qui in Svezia vanno matti per le porte girevoli, evidentemente utili a preservare il clima caldo all'interno degli edifici. Ci sono porte così praticamente ovunque. "E che problema c'è?" direte voi, "Ce le abbiamo anche noi in Italia!".
Già. Se non fosse che qui girano alla velocità della luce. Ci vogliono almeno due giorni per trovare la giusta coordinazione, al caro prezzo di sgrugnate sul vetro e incalcate nella schiena a causa dei manici di ferro. Molto duri. Per non parlare di quando tali porte sono manuali e si ha la sfortuna di trovarsi a varcarle in contemporanea con un vikingo locale (uomo o donna non fa differenza), il quale, in perfetto Swedish style, aziona la porta con una potenza sovrumana senza curarsi minimamente di chi c'è dall'altra parte.

Ma in mezzo a tutti questi pericoli, una certezza si erge come rassicurante baluardo per il nostro italiano all'estero: le tessere magnetiche. Qualunque cosa vogliate fare in Svezia, state sicuri che è necessario possedere una carta magnetica per poterlo fare. Il vostro tenore di vità sarà direttamente proporzionale al numero di tessere che possedete.
In due sole settimane il nostro italiano all'estero ne ha già accumulate sette, e per la precisione:
1) Carta di credito svedese, attualmente inutilizzabile perché il conto è sguarnito;
2) Abbonamento dell'autobus bisettimanale ricaricabile;
3) Tessera della biblioteca pubblica;
4) Tessera della biblioteca universitaria;
5) Tessera dell'associazione studentesca di Karlstad, indispensabile per poter sostenere gli esami;
6) Pass per entrare nell'aula computer dell'università;
7) Scheda ricaricabile per fotocopie all'università.
Non c'è male, ma c'è da essere sicuri che ne arriveranno altre.

C'è comunque una cosa che al nostro italiano è piaciuta davvero tanto, di questa Svezia, una cosa che in Italia non c'è: la luce gialla anche prima del verde al semaforo. Così non c'è bisogno di sporgersi a guardare per rubare la frazione di secondo allo scatto del verde, ci pensa il giallo ad avvisarti.
Gran bella idea. Ma conoscendo gli automobilisti italiani, è meglio che questa bella idea rimanga in Svezia.

mercoledì 29 agosto 2007

Valkomna till Varmland! ovvero italiani all'estero

Benvenuti a Karlstad, Italia.
E' davvero impossibile scordarsi di essere italiani in questa piccina e ridente cittadina del nord Europa. Angoli, strade, piazze, negozi, ristoranti, supermercati sono invasi da una stupefacente serie di parole italiane, e soprattutto, di prodotti italiani.
Gli svedesi hanno per la pasta Barilla un rispetto ed una devozione assolutamente paragonabile a quella di noi italiani, che pure abbiamo utilizzato le penne rigate per riprodurre ed esportare in tutto il mondo, e quindi anche qui, il nostro meraviglioso tricolore.


Non c'è da stupirsi poi tanto, quindi, se si viene a scoprire che il piatto tipico svedese non è altro che un'immane teglia di rigatoni scotti con alcuni agghiaccianti ingredienti aggiuntivi.

Allo stesso modo, pronunciare le semplici frasi "I come from Italy" e "I live in Rome" genera automaticamente rispetto, simpatia e benevolenza da parte dell'interlocutore, qualunque sia la sua nazionalità, e precipita immediatamente il nostro italiano all'estero in un vortice di luoghi comuni sull'Italia: tra i più gettonati, 20 minuti di racconto sulla settimana di vacanza a Roma due anni fa, con il ricordo del lancio della monetina nella Fontana di Trevi e le impressioni sul cupolone visto in notturna, e altri 15 minuti di richiesta di consigli sul modo migliore di cucinare la pasta, tempi di cottura, condimenti e trucchi del mestiere.
La variante tedesca, invece, prevede un brindisi rappacificatore nel nome di Fabio Grosso, ricordando che, in fondo, la Germania vinse in Italia nel 1990, dunque i conti sono pressappoco pari.

Attenzione però, perché il nostro povero italiano deve pur sempre fare i conti con la più ingombrante fama che lo possa riguardare all'estero, sempre in base ai luoghi comuni internazionali, anche quando egli si celi sotto le spoglie pacifiche e inoffensive del sottoscritto: quella di provolone a tempo pieno.
Qualunque azione o frase, compiuta o pronunciata nel nome della cordialità, dell'europeismo, dell'educazione, della gentilezza (tutti valori in cui il nostro italiano crede molto) viene quasi sistematicamente scambiata per un focoso tentativo di seduzione, sulla base del principio che il maschio latino è caliente e passionale anche quando chiede che ore sono.
Basta quindi offrire una birra ad una graziosa fiamminga (perché è davvero antiestetico stare lì ad attendere che la tipa trovi i soldi, spicciolo dopo spicciolo), per ritrovarsi la sera successiva assediato da una discreta moltitudine di olandesi interessate a sapere se sei proprio tu l'italiano che la sera prima stava "flirtando" con la tipa!

Che dire, ogni popolo ha le sue convenzioni sociali. Gli europei hanno una quantità incredibile di aspetti, atteggiamenti e abitudini comuni, ma ci sono alcune piccole, minuscole differenze che fanno la differenza (scusate il bisticcio di parole), e che, ad esempio, rendono l'italiano provolone anche se lui non crede di esserlo.
Ma se si parla di pasta, allora l'italiano torna in auge, perché nulla sembra in grado di unire gli europei meglio di un piatto di pasta.

Benvenuti a Karlstad, Europa.

venerdì 17 agosto 2007

Arrivederci Roma...

E alfine il momento è giunto.
Domani si parte per la fredda Scandinavia, ed il sottoscritto dovrà fare a meno di tutto ciò che finora c’è stato di fondamentale nella sua vita.


Niente più pokerate il Giovedì sera. Niente più Gazzetta fresca di stampa la mattina. Niente più cornetto e cappuccino. Niente più Chicken Fries al Burger King di Via Ostiense.

Niente più bombe al nocciolatte alle quattro del mattino alla Dolce Notte. Niente più partite a stecca all’Americaruso. Niente più cornetti al Marechiaro.
Niente più fila sull’Aurelia. Niente più tassisti in tripla fila a Baldo degli Ubaldi. Niente più casalinghe invasate in Smart sul Lungotevere. Niente più bradipi travestiti da pedoni rimbecilliti a Via della Conciliazione. Niente più parcheggi impossibili vicino all’università.
Niente più tangenziale. Niente più GRA!
Niente più infradito. Niente più camicie a fiori. Niente più discoteca in spiaggia. Niente più mezze stagioni. Niente più maniche di camicia arrotolate.
Niente più caffè! Niente più pastasciutta! Niente più cucina mediterranea!
Niente più Emilio Fede. Niente più Lucignolo. Niente più Bruno Pizzul (vabbè che sarebbe già in pensione...).

Niente più Calciopoli. Niente più Moggi. Niente più Juve in Serie B. Questo per tutti però.

Niente di tutto questo, almeno fino a Natale.
Ce la farò?